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TERAPIA

Dimagrire per l'obeso è sacrificio, è una nuova regola di vita

Tra i fattori che spingono l'obeso all'accettazione della terapia, risultano preminenti quelli che promuovono la 'normalizzazione' all'interno dei canoni di bellezza e d'efficienza, rispetto a quelli che mirano al riequilibrio dello stato nutrizionale e alla riduzione del rischio di patologia associata.

Il malessere psico - sociale prevale sul malessere fisico e l'aspettativa del paziente appare orientata alla soluzione del primo.

Dimagrire per l'obeso è sacrificio, è una nuova regola di vita: un cambiamento affrontabile solo se l'opzione terapeutica è in grado di offrire soluzioni attente al benessere psichico, all'immagine corporea e alla qualità della vita. Le conseguenze, nel breve termine, sono l'abbandono della terapia tradizionale e l'adesione aprioristica a qualsiasi offerta di mercato che preveda un rapido calo ponderale all'interno dei modelli di consumo.

Dimagrire, per una fetta crescente di popolazione in normopeso (1%), è un mito da raggiungere a tutti i costi. Le conseguenze nel breve termine sono l'autogestione con regimi dietetici fortemente ipocalorici (VLCD) e l'incremento del disturbo comportamentale, quale l'anoressia e la bulimia nervosa. I modelli d'intervento sinora adottati si sono rivelati inefficaci nel lungo termine. Essi sono caratterizzati da un approccio tradizionale, che contempla dieta, farmacoterapia e attività fisica applicate singolarmente e nel breve termine; mentre è raro riscontrare l'opzione chirurgica e ancor più raro la gestione cognitiva nel medio termine.  E' evidente che solo pochi operatori sanitari sono in grado di attivare tutte le opzioni disponibili e che queste risultano fallaci se non inserite nel contesto di un approccio cognitivo di lunga durata, dove il contatto tra paziente e medico è costante e protratto nel tempo: continuous care. Sul tema 'la gestione dell'obesità' Le Consensus internazionali hanno già declinato alcuni rilievi di base, che possono essere adottati come indispensabile compendio per l'elaborazione dei progetti:

  • La riduzione dell'eccedenza ponderale è fondamentale per il controllo del rischio patologico associato all'obesità; ma attenzione, chi vuole dimagrire non è necessariamente obeso, anzi il mercato sembra essere rappresentato dal sovrappeso e dal normopeso. Occorre introdurre nella routine ambulatoriale la diagnostica di stato nutrizionale.
  • I metodi tradizionali per la riduzione del peso danno risultati nel breve termine, ma non impediscono il recupero dei chili persi nei primi due anni e possono essere fonte di nuove patologie legate al dimagrimento. Occorre introdurre l'approccio continuous care.
  • I prodotti che evidenziano le loro qualità intrinseche, legandole esclusivamente al calo ponderale, sono anch'essi destinati a un consumo limitato nel tempo. Occorre 'staccare' il paziente dai chili persi e portarlo all'acquisizione dello stato di benessere psico-fisico.
  • L'approccio che può garantire la gestione nel lungo termine deve basarsi sul management multidisciplinare. Occorre prevedere l'assessment multidimensionale e una terapia articolata secondo priorità clinica.
  • Gli operatori sanitari recepiscono il significato del management multidisciplinare, ma non possiedono strumenti e conoscenze atte a renderlo operativo. Occorre introdurre nella routine un primo livello di screening diagnostico dello stato nutrizionale e le tre opzioni terapeutiche tradizionali, quali dieta, farmaco e attività fisica.
  • La comunità scientifica - centri di ricerca, associazioni e università - deve farsi carico del processo formativo e informativo sul management multidisciplinare. Occorre definire gli standards che regolano i servizi, le risorse e i metodi che producono risultati nel breve e nel lungo termine.